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Zaino in spalla ma vintage!

lunedì 17 novembre 2014

A quattr'occhi con:"An Harbor",inconfondibile cantautore.

Timbro intoccabile,forte presenza scenica e personalità da vendere.
In due parole:Federico Pagani.







In arte AN HARBOR ,l'artista piacentino,le cui corde vocali sono state paragonate a quelle di Jeff Buckley,Eddie Vedder e Anthony Hegarty,ha da poco iniziato il suo tour nazionale e la sua partecipazione ad X-Factor 8 ha mozzato il fiato di pubblico e giudici.Nonostante la sua eliminazione dal talent show Federico,accompagnato da un'Alfa GT e da una chitarra,se ne va in giro per l'Italia,continuando ad emozionare e "ferire" i cuori di chi ascolta le sue ballate.
Unendo soul,rock'n' roll e punk,questo ragazzo dall'aria semplice e decisa racconta l'amore e l'odio e lo fa in un modo che ti si fissa nella testa,ti prende la parte più sensibile e la cattura fino al punto di non ritorno.

AN HARBOR.Un porto è la sua destinazione,un luogo sicuro dove tornare o dal quale ripartire.


Se ve ne sto parlando è perchè sono rimasta affascinata e sufficientemente "graffiata" dalla sua capacità di canalizzare l'attenzione su testi e musiche ed è per questo che ho voluto porgli qualche domanda per conoscerlo meglio e farlo conoscere anche a voi....




Eccovi l'intervista integrale:

1. Partiamo dalle tue origini artistiche, quando hai iniziato a interessarti alla musica?

Sono affascinato dal mondo musicale fin da quando ero bambino. Sono immerso nella musica dal
primo giorno in cui ho fatto capolino nel mondo. Prima coi dischi di mio padre, con i classici del
rock degli anni 60 e primi 70, il jazz e i cantautori. Col tempo poi sono arrivati i “miei” dischi. Il
punk, l'hardcore, Seattle e tutta l'America degli anni 90, il rap. Fino a che col tempo i miei dischi si
sono evoluti e piano piano sono arrivati a combaciare con quelli che ascoltavo passivamente da
bambino e così sono tornato alle origini e il cerchio si è chiuso. Durante tutto questo tempo però le
orecchie non hanno mai smesso di essere ben attente e sintonizzate su quello che succedeva alla
radio prima e su mtv poi. Quindi volente o nolente anche il pop mi ha condizionato
inequivocabilmente, col suo insistere appiccicoso, romantico e subdolo.

2. Raccontaci un po’ del tuo percorso artistico.

Suono da quando sono ragazzino: ho iniziato nella mia primissima band come cantante e poi ho
provato vari ruoli, suonando diversi strumenti, basso prima, chitarra poi. Ho avuto numerose band,
muovendomi tra generi molto lontani tra loro, dalla sperimentazione più estrema e fine a sé stessa al
rock più classico. Il fuoco della passione per la musica in ogni sua forma è sempre stato vivo ed è
una cosa che è andata crescendo sempre di più col tempo.
Ora è davvero qualcosa di più grande di me e a questo punto sento di non avere più scelta. Il
rocknroll mi rovina la vita e me la salva ogni santo giorno.

3. Raggiungere un proprio stile ed una propria identità, quanto è importante per un musicista?

Non so se ho ancora così esperienza e maturità sufficienti per dirlo ma penso sia la cosa
fondamentale per un artista. Riuscire a dire ciò che si vuole dire, esprimere ciò che si vuole
esprimere, facendolo con la massima sincerità, coerenza e onestà, rimanendo sempre fedeli a se
stessi è tanto difficile quanto spaventosamente semplice. Non credo sia una cosa che può essere
pensata o studiata a tavolino. L'importante è seguire il proprio cuore e la propria pancia e non
tradire mai le proprie radici.

4. Quali sono i tuoi punti di riferimento (cantanti o band a cui ti ispiri)?

Diciamo che negli anni ho ascoltato le cose più disparate, non mi metto nemmeno a elencarle. i miei
idoli rimangono comunque gli stessi da sempre: mr Bruce Springsteen su tutti, modello di vita e di
attitudine in tutto e per tutto, e Greg Dulli (afghan whigs, twilight singers), forse mio vero
"maestro" del rocknroll. Subito dopo la mia maggiore influenza arriva dalla black music: dal soul
anni 50 all'hip hop e r&b più moderni. Sam Cooke, Marvin Gaye, James Brown, sono tra i miei più
grandi modelli ma anche artisti contemporanei come Kanye West, Common, Erykah Badu, Frank
Ocean. e mi fermo perche sono davvero troppi. Dovessi comunque scegliere un solo artista direi
Prince, forse al pari di Bruce nel mio personale olimpo della musica.
Per finire l'ultimo grande pezzo del puzzle è il punk. andrebbe aperto un altro discorso a parte
riguardo all'importanza che ha avuto (e ha ancora) per me come attitudine, ancora prima che come
suono ma è un altro capitolo infinito e non mi dilungo. L'hardcore, le autoproduzioni, il diy mi
hanno insegnato molte più cose su come gestire, produrre e vivere al 100% la propria musica, che
su come suonarla. Da un punto di vista puramente artistico invece faccio semplicemente il nome di
4 band che nel loro piccolo a turno e in modi diversi mi hanno segnato profondamente: Fugazi,
Nation of Ulysses, Planes Mistaken for Stars, Latterman.A volte un po' per ridere dico che idealmente mi piacerebbe unire il rocknroll di Elvis, il soul di Marvin Gaye e il punk dei Bad Brains.

5. Cos’è la musica per te?

Semplice: Non esiste (quasi) nulla di più importante. Come dicevo appena sopra la forza del
rocknroll, la passione del soul e la coerenza e caparbietà del punk sono i miei punti saldi, linee
guida che segnano ogni istante della mia vita in ogni suo aspetto.

6. Cosa provi quando canti?

Questa è davvero difficile. È una sensazione impossibile da esprimere a parole. Diciamo che esiste
un momento in cui sono sul palco e riesco a entrare in sintonia con le persone che mi stanno
ascoltando, anche solo per un istante , e improvvisamente sento di essere parte di qualcosa di
irripetibile, di più grande di me e dei singoli individui nel pubblico, un “tutto” decisamente più
grande del semplice insieme delle parti e quasi trascendente. In quegli istanti sento di essere
davvero me stesso, sento di essere per una volta finalmente al posto giusto.
È un momento per cui vale la pena versare ogni singola goccia di sudore e affrontare ogni fatica,
delusione, ostacolo che si incontrano durante la strada. È il momento che vale più di ogni altra cosa.

7. Quanto conta per te il testo di una canzone rispetto alla musica?

Per quanto mi riguarda hanno lo stesso identico peso. Le mie canzoni nascono sempre da uno stretto
legame tra melodia e testo e sono maniaco tanto su un arrangiamento quanto su ogni parola che
canto. Poi ovviamente il testo diventa molto importante perchè è comunque il primo veicolo per
esprimere le cose che voglio dire, che sono quello che poi conta di più, ma di certo da solo non
avrebbe la stessa efficacia. Credo che la magia di una canzone di 3 minuti sia proprio questa, il
perfetto e inscindibile incastro tra forma e contenuto.
Comunque come dico sempre ironicamente durante i concerti: io scrivo e suono canzoni tutte uguali
ma tutte diverse che parlano delle solite quattro cose che contano per me nella vita: l'amore, l'odio,
il rock’n’roll e non mollare mai.

8. Tra le tue esperienze e partecipazioni, quali ricordi con soddisfazione?

È impossibile scegliere un momento particolare. Ogni volta che sono salito su un palco dopo avere
macinato centinaia di chilometri schiacciato in una macchina o in un furgone stracolmi di strumenti,
che ho cantato, ho urlato, ho fatto il matto tra il pubblico, ho suonato la chitarra, ho suonato il basso,
ho sudato ogni goccia di sudore, ho perso la voce, ho perso le forze fino quasi a svenire, ho
conosciuto persone incredibili che sono diventate amici della vita, ho conosciuto persone pessime
che spero di non rivedere mai più, ho predicato fandonie al pubblico, ho sentito quello stesso
pubblico rispondere col cuore a una canzone cantata nel modo giusto, sono morto di agitazione
prima di salire sul palco la prima volta, ecc. Sono tutti momenti che ricorderò per tutta la vita e
ognuno mi ha insegnato qualcosa e mi ha aiutato a crescere sia come musicista che come persona.

9. Cosa porterai nel cuore dell'esperienza fatta ad X-Factor e cosa pensi della tua eliminazione.

Sicuramente è un'esperienza che mi ha ricordato qual'è la mia vera strada. Arrivo da un altro
mondo ed è in un altra direzione che voglio e devo andare. Mi ha fatto capire quali sono i
valori più importanti e cosa davvero significa la musica per me e in che modo voglio farla e
viverla, col cuore come prima guida.Allo stesso tempo mi sento un privilegiato perchè nonostante l'eliminazione quei pochi minuti in tv
mi hanno regalato un momento di visibilità enorme che indubbiamente mi sta cambiando la vita in
un modo che non avrei mai immaginato. Nonostante sia stato detto che sono un “presuntuoso” la
verità è che non avrei mai pensato di arrivare ad avere un momento di successo così grande, non ero
preparato ad una reazione così entusiasta del pubblico, non mi sarei mai aspettato di arrivare tanto
avanti nel programma. Io sono felicissimo così, non potevo proprio chiedere di più. Credo davvero
di essere stato molto fortunato e per quanto sia strano da dire è innegabile che devo tanto a X
Factor.

10. Ti hanno accusato di "presunzione". Cosa rispondi?

Come accennavo appunto prima, è la cosa che mi amareggia di più dell'esperienza a X
Factor. Penso sia stata scambiata la mia timidezza per presunzione. Non è facile essere su un
palco così grosso, davanti a migliaia di persone, cercare di dare il massimo per fare il meglio
possibile e sentirsi subito attaccare, giudicare, provocare. So che fa parte del gioco e mi sta
bene. Purtroppo io sono uno di poche parole, abituato a fare le proprie cose mantenendo
sempre un basso profilo, passo dopo passo. Il “suonare” viene molto prima del “parlare”. La
sostanza prima di tutto. Confesso che comunque quella frase incriminata la ridirei senza
alcun problema. Ripeto: temo che non sia stato capito quello che volevo dire, un po' forse a
causa anche del montaggio che è andato in onda, non saprei. Mi spiace solo essere passato
per qualcosa che non sono.

11. Hai un particolare progetto ideale e concettuale cui arrivare come massima aspirazione?

Più che un progetto il mio sogno sarebbe continuare a fare questo quello che sto facendo in questo periodo e farne un “lavoro”, suonare e scrivere le mie canzoni e farlo in modo sempre più serio e professionale possibile. Il mio sogno sarebbe riuscire a portare la mia musica fuori dall'Italia. Ma soprattutto il mio sogno sarebbe riuscire a ad arrivare al cuore e alla testa delle persone con le mie storie, per quanto sia retorico e banale da dire. Sapere che una mia canzone, una storia che ho raccontato è stata “utile” per qualcuno, che ha significato davvero qualcosa anche solo per una persona, che è stata colonna sonora di un momento bello,brutto, importante di qualcuno, che nel suo piccolo spazio di 3 minuti ha fatto in qualche modo del “bene”penso sarebbe per sempre la soddisfazione più grande. Sentirmi utile, ecco. È quello che sogno davvero.


Grazie Federico!


Questa sera,alle 21,30,il 75beat di Milano accoglierà un'intima esibizione del nostro amico An Harbor...Non perdete l'occasione per ascoltare la sua musica di ALTA QUALITA'! ;)

















Un abbraccio,
Federica
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